Quadro Tempio inferiore

(Don Bosco)
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11 novembre 1875
Prima Spedizione Missionaria

Tratto da Biografia di DON BOSCO di Teresio Bosco

  Tra il 1871 e il 1872, don Bosco fece un sogno drammatico. Lo narrò prima a Pio IX, pare, poi ad alcuni dei suoi salesiani…
  «Mi parve trovarmi in una regione selvaggia e totalmente sconosciuta. Era un’immensa pianura incolta, nella quale non si scorgevano né colline né monti. Nelle estremità lontanissime, però, si stagliavano aspre montagne. Vidi numerosi uomini che la percorrevano.
  Erano quasi nudi, di statura straordinaria. Avevano capelli ispidi e lunghi, colore abbronzato e nerognolo. Erano vestiti soltanto di larghi mantelli di pelli di animali, che loro scendevano dalle spalle. Per armi usavano una lunga lancia e la fionda.
  Alcuni uomini erano occupati nella caccia, altri combattevano fra loro o con soldati vestiti all’europea. Io fremevo a quello spettacolo.
  Ed ecco spuntare all’estremità della pianura molte persone: dal vestito e dal modo di agire capii che erano missionari di vari Ordini. Li fissai ben bene, ma non conobbi nessuno. Andarono in mezzo a quei popoli per far conoscere Gesù, ma questi, appena li videro, si avventarono contro e li uccidevano.
  Intanto vidi in lontananza un drappello di altri missionari.
  Erano chierici e preti. Li fissai con attenzione, e li riconobbi per nostri salesiani. Mi aspettavo che da un momento all’altro toccasse loro la stessa sorte dei primi missionari, quando vidi che il loro comparire metteva allegria in tutte quelle tribù.
  Abbassarono le armi e accolsero i nostri con ogni segno di cortesia. Stetti ad osservare: i missionari recitavano il Rosario, e quegli uomini rispondevano a quella preghiera. Dopo un po’ i salesiani andarono a porsi nel centro di quella folla che li circondò, s’inginocchiarono. I selvaggi; deposte le armi, piegarono essi pure le ginocchia. Ed ecco uno dei salesiani intonare: Lodate Maria, o lingue fedeli, e tutti a una voce, continuarono il canto, con tanta forza di voce che io, quasi spaventato, mi svegliai ». Quel sogno ebbe un notevole peso nella vita di don Bosco.

Ricercava un particolare: due fiumi e un deserto

  Nel 1874 il console argentino a Savona, Gazzolo, parlò dei salesiani all'arcivescovo di Buenos Aires. Questi espresse il desiderio che un gruppo di salesiani andasse in Argentina. Mi procurai allora libri geografici sull’America del Sud, e li lessi attentamente. Cosa stupenda: da questi e da altre stampe delle quali erano forniti, vidi perfettamente descritti i selvaggi e la regione vista in sogno: la Patagonia, regione immensa al mezzodì dell’Argentina».
  C’era un particolare che don Bosco ricercava testardamente sulle carte geografiche, per scoprire il «luogo segnato da Dio»: due fiumi all’entrata d’un vastissimo deserto, che non riusciva a rintracciare nelle carte geografiche che andava pazientemente esaminando. Venne a conoscere che erano il Rio Colorado e il Rio Negro nella Patagonia solamente quand’ebbe in Torino il primo colloquio con il commendator Gazzolo.

Una circolare per arruolare volontari

  La domanda concreta giunge dall'Arcivescovo di Buenos Aires alla fine del 1874.
  “Le prime lettere — dichiara don Bosco — le lessi al Capitolo della Congregazione la sera del 22 dicembre».
  La proposta era duplice: assumere in Buenos Aires una parrocchia popolata da immigrati italiani, dedicata alla Madre della Misericordia; far funzionare in San Nicolas un collegio per ragazzi, da poco terminato. San Nicolas era un centro molto importante nell'archidiocesi di Buenos Aires.
  Don Bosco rispose in Argentina tracciando in tre punti il suo programma:
  — avrebbe inviato alcuni sacerdoti a Buenos Aires per costruirvi il punto base dei salesiani in America. Essi si sarebbero impegnati «specialmente per la gioventù povera e abbandonata, catechismi, scuole, predicazioni, oratori festivi»;
  — in un secondo tempo, i salesiani avrebbero assunto anche l’opera di San Nicolas;
  — da queste prime due basi i salesiani avrebbero potuto in seguito «essere inviati altrove».
  Il 27 gennaio 1875, don Bosco ricevette dal console comunicazione ufficiale che le sue condizioni erano state accettate.
  La sera del 29 gennaio, festa di san Francesco di Sales, fece radunare artigiani, studenti e confratelli nella sala di studio, dov’era eretto un palco. Vi salì Don Bosco, il console Gazzolo in una pittoresca uniforme, i membri del Capitolo Superiore e i direttori delle case salesiane.
  All’assemblea attentissima, don Bosco annunciò che, con l’approvazione del Papa, i primi salesiani sarebbero presto partiti per le missioni dell’Argentina meridionale. Quelle parole non suscitarono timore per i rischi e per un’impresa che pareva temeraria, ma entusiasmo incontenibile nei giovani e nei salesiani.
  «Era stato gettato un fermento nuovo fra allievi e giovani salesiani. Si videro moltiplicarsi le vocazioni allo stato ecclesiastico. Crebbero sensibilmente le domande di ascriversi alla Congregazione. L’ardore missionario si impadronì di tutti».
  Il 5 febbraio Don Bosco dava l’annuncio della prima spedizione missionaria a tutti i salesiani che risiedevano fuori Valdocco. La sua circolare pregava i volontari di presentare domanda scritta. La data era fissata, in linea di massima, per il mese di ottobre.
  L’entusiasmo si moltiplicò dovunque. Quasi tutti si offrirono candidati per le missioni. «Cominciava una nuova storia».

Capo-spedizione: Il ragazzo dei giganti

  Le spedizioni missionarie che don Bosco organizzerà nella sua vita saranno undici. Ma nessuna supererà l'entusiasmo e la febbre della prima.
  I missionari partenti dovevano esprimere il meglio della giovane e piccola Congregazione. Tra quelli che avevano risposto al suo invito don Bosco scelse sei sacerdoti e quattro coadiutori.
  Capo della spedizione sarebbe stato Giovanni Cagliero, il ragazzo su cui aveva visto un giorno lontano curvarsi due indi giganteschi color rame. A 37 anni, diventato un sacerdote robusto, gioviale, intelligente e di un'attività esuberante, don Cagliero si preparava a diventare in America l’uomo della situazione. Era difficile immaginare l’oratorio senza di lui: laureato in teologia, era il professore dei chierici, era l'insuperabile maestro e compositore di musica, aveva in mano faccende molto delicate, e dirigeva spiritualmente parecchi Istituti religiosi della città. Sarebbe stata una perdita molto grave la sua partenza.
  È curioso il «metodo» con cui don Bosco l’arruolò per la spedizione. «Dopo essere rimasto soprappensiero e silenzioso, un giorno di marzo don Bosco disse a don Cagliero che gli stava al fianco:
  — Vorrei mandare qualcuno dei nostri preti più antichi ad accompagnare i missionari in America, che si fermasse là un tre mesi con loro, finché non siano ben collocati. Abbandonarli subito soli senza un appoggio, un consigliere con il quale abbiano confidenza, mi sembra una cosa un po’ dura.
  Don Cagliero rispose: “Se don Bosco non trovasse nessun altro, e pensasse a me per questo ufficio, io sono pronto.
  — Va bene — concluse don Bosco.
  I mesi passavano senza che si facesse più cenno a quella faccenda. Avvicinandosi però la data della partenza, un giorno all’improvviso don Bosco gli disse:
  — Quanto all'andare in America, sei sempre dello stesso pensiero? L’hai detto forse per burla?
  — Lei sa bene che con don Bosco non burlo mai.
  — Va bene. Allora preparati, è tempo.
  Don Cagliero corse via a iniziare i preparativi. In pochi giorni, lavorando febbrilmente, li condusse a termine».
  Così, con la solita bonaria semplicità, cominciò la sua missione il primo e più grande missionario salesiano.

  I tre mesi preventivati durarono complessivamente trent’anni.
  Un altro sacerdote di valore che partiva era don Fagnano, animo di pioniere, ex soldato di Garibaldi. Gli altri quattro sacerdoti erano Cassinis, Tomatis, Baccino e Allavena. I quattro coadiutori erano Scalvini, maestro falegname, Gioia, cuoco e maestro calzolaio, Molinari, maestro di musica, e Belmonte, amministratore.
  L’estate fu dedicato dai partenti allo studio della lingua spagnola. In ottobre don Cagliero li guidò a Roma, a ricevere la benedizione del Papa. Pio IX «appena entrato nella sala disse: “Ecco un povero vecchio. Dove sono i miei piccoli missionari? Voi dunque siete i figli di don Bosco, e andate a predicare il Vangelo in Argentina. Avrete un vasto campo per fare del bene. Spandete in mezzo a quei popoli le vostre virtù. Desidero che vi moltiplichiate, perché grande è il bisogno e molti sono le genti a cui annunciare il vangelo”.
  L’11 novembre, nel santuario di Maria Ausiliatrice, don Bosco diede loro l’addio. Alle 16 la chiesa era piena da traboccare. Al termine dei vespri, don Bosco salì sul pulpito, e tracciò ai partenti il programma della loro azione. In primo luogo si sarebbero occupati degli italiani emigrati in Argentina:
  «Vi raccomando con insistenza particolare la posizione dolorosa di molte famiglie italiane. Voi troverete un grandissimo numero di fanciulli e anche di adulti che vivono nella più deplorevole ignoranza del leggere, dello scrivere e di ogni principio religioso. Andate, cercate questi nostri fratelli, che la miseria e la sventura portò in terra straniera…».
  Poi avrebbero iniziato l’evangelizzazione della Patagonia: «in questo modo noi diamo inizio a una grande opera, non perché si creda di convertire l’universo intero in pochi giorni, no! Ma chi sa che non sia questa partenza e questo poco come un seme da cui abbia a sorgere una grande pianta? Chi sa che non sia come un granellino di miglio o di senapa, che a poco a poco vada estendendosi e non abbia da produrre un gran bene?».
  Al termine, don Bosco diede ai partenti il suo abbraccio paterno. La commozione fu grande quando i dieci missionari attraversarono la chiesa, passando in mezzo ai giovani e agli amici. Si stringevano attorno a loro. Don Bosco arrivò ultimo sulla soglia della porta. Uno spettacolo grandioso: piazza gremita di folla, lunga fila di carrozze che aspettavano i missionari, chiarore di lanterne che illuminavano la notte. Don Lemoyne era vicino a don Bosco e gli disse:
  — Don Bosco, comincia dunque ad avverarsi l’Inde exibit gloria mea (Di qui uscirà la mia gloria)?
  — È vero — rispose don Bosco profondamente commosso.

20 ricordi scritti a matita

  Ognuno dei partenti aveva con sé un foglietto con «20 ricordi speciali» scritti da don Bosco. Li aveva tracciati a matita nel suo taccuino durante un recente viaggio in treno, e li aveva fatti ricopiare per tutti. Sono un vero «distillato» di come don Bosco voleva i missionari salesiani.

I 5 più significativi:

  1. Cercate anime, ma non denari, né onori, né dignità.

  5. Prendete speciale cura degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri, e guadagnerete la benedizione di Dio e la benevolenza degli uomini.

  12. Fate che il mondo conosca che siete poveri negli abiti, nel vitto, nelle abitazioni, e voi sarete ricchi in faccia a Dio e diverrete padroni del cuore degli uomini.

  13. Fra di voi amatevi, consigliatevi, correggetevi, ma non portatevi né invidia né rancore, anzi il bene di uno sia il bene di tutti; le pene e le sofferenze di uno siano considerate come pene e sofferenze di tutti, e ciascuno studi di allontanarle o almeno mitigarle.

  20. Nelle fatiche e nei patimenti, non si dimentichi che abbiamo un gran premio preparato in cielo. Amen.

  Lo stesso 11 novembre, don Bosco accompagnò i missionari fino a Genova, dove s’imbarcarono il giorno 14 sul piroscafo francese Savoie. Un testimone ricorda che don Bosco era tutto rosso per lo sforzo di contenere la commozione.
  L’avvenire non si profilava facile. Ma don Cagliero portava con sé un biglietto su cui don Bosco gli aveva scritto: «Fate quello che potete: Dio farà quello che non possiamo far noi. Confidate ogni cosa in Gesù Sacramentato e in Maria Ausiliatrice, e vedrete che cosa sono i miracoli».

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23 maggio 2010

Ringraziamo il Signore perché il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano ha solennemente dichiarato Basilica il Tempio di Don Bosco al Colle

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