Quadro Tempio inferiore

(Don Bosco)
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Storia delle Missioni Salesiane

AMERICA LATINA

    L’avventura missionaria dei Salesiani di don Bosco ha inizio nel 1875, in Argentina. Invitati dall’arcivescovo di Buenos Aires, mons. Aneiros, dopo una solenne celebrazione nella basilica di Maria Ausiliatrice, in Torino, i Missionari di don Bosco giungono a Buenos Aires. Si insediano in una parrocchia per emigrati italiani. Li guida don Giovanni Cagliero, salesiano ardente e generoso. Accanto alla parrocchia viene aperta una Scuola dove si formavano sarti, falegnami, legatori. Nel 1877, insieme ai Salesiani, arrivano le prime Figlie di Maria Ausiliatrice. Le guida Angela Vallese, una suora zelante e coraggiosa.
Il sogno di don Bosco per l’Argentina mira alla Patagonia, tra gli Indios.
    Inizia a realizzarsi nel 1879. Due salesiani, don Giacomo Castamagna e il chierico Botta, accompagnano il vicario di Buenos Aires mons. Espinosa come cappellani dell’esercito impegnato nella operazione “conquista del deserto” patagone. Ai figli di don Bosco viene affidata la missione di Carmen di Patagones. In seguito sono aperte le Case di Viedma, Chos Malal, Bahia Blanca, Junin de Los Andes. Gli indios delle Pampas (Tehuelche, Puelche e Araucani) trovano nei figli di don Bosco garanzia al loro mantenimento e sostegno formativo per i figli.
    Nel 1884 don Cagliero, nominato Vicario apostolico della Patagonia settentroniale e centrale, è consacrato vescovo, a Torino. L’azione missionaria sognata da don Bosco cominciava a dare i suoi frutti ecclesiali. Il lavoro educativo prosegue lungo il secolo XX nell’immenso territorio argentino.
    Generosi frutti di santità illuminano tale impegno missionario. Il coadiutore Artemide Zatti, infermiere dalla carità straordinaria, ricco di profonda spiritualità, nell’aprile 2002 è proclamato Beato dal Papa. Laura Vicuña (allieva delle Figlie di Maria Ausiliatrice, morta tredicenne a Junin de los Andes) è proclamata Beata il 3 settembre 1988 al Colle don Bosco. Zeffirino Namuncurà (figlio del grande Cacico Manuel) è proclamato venerabile. L’argentino D. Juan Edmundo Vecchi, grande maestro di Pastorale Giovanile, è stato l’ottavo successore di Don Bosco come Rettor Maggiore dei Salesiani.
    Dopo l’Argentina sono gli altri paesi latino americani ad accogliere i figli di Don Bosco. Uruguay (1877), Ecuador (1888), Colombia (1890), Perù (1891), Bolivia e Paraguay (1896). Sono guidati da straordinari pionieri: Mons. Luigi Lasagna, Mons. Giacomo Costamagna, don Luigi Calcagno, don Evasio Rabagliati. Accanto agli oratori e alle scuole per i giovani delle città, si prendono cura di popolazioni altrimenti destinate a vivere la tensione della conquista. La missione salesiana li aiuta ad essere comunità, a mantenere la propria cultura e lo stile di vita. L’azione pastorale che viene svolta a favore dei lebbrosi vede l’impegno di grandi uomini, quali don Michele Unia, don Angelo Cuenca, i tedeschi don Massimiliano Bürger e don Pietro Kuhn. Il loro zelo suscita entusiasmo e stima sia in Colombia che in Italia. Autentico uomo di Dio è don Luigi Variara. Crede nella vocazione religiosa delle figlie dei lebbrosi e, con loro e per loro, fonda l’Istituto delle Figlie dei Sacri Cuori. La Chiesa ne esalta il coraggio e la santità proclamandolo Beato nell’aprile 2002.
    Un intenso lavoro formativo e culturale viene svolto dalle facoltà universitarie salesiane di Ecuador e di Bolivia.
    È il vescovo di Rio de Janeiro, Mons. Lacerda, a chiedere personalmente a don Bosco alcuni missionari. Nel 1883, Don Lasagna, dalla vicina Uruguay, giunge in Brasile. La rivoluzione del 1889 non ferma l’attività educativa salesiana, che può contare sulla grande stima della popolazione.
    Nel 1894 viene aperta la missione in Mato Grosso, a Cuiabà. Inizia l’evangelizzazione tra i Bororo e quindi tra i Caraja. Nei primi decenni del novecento altre tribù del Mato Grosso, del Rio Negro (Tukano, Desana, Baniwa, Maku) e dell’Amazzonia sono destinatari di un’intensa azione missionaria. Nel novembre del 1934, il martirio. Don Giovanni Fuchs e don Pedro Sacilotti, nel tentativo di avvicinare la tribù Xavante, cadono vittime di un’imboscata. Il loro sacrificio suscita impegno e generosità. L’opera salesiana si sviluppa in modo straordinario. Cresce anche la fiducia della Chiesa. Nelle zone più bisognose del paese, oltre una ventina di diocesi sono affidate alla guida pastorale dei figli di don Bosco.
    La presenza salesiana ha inizio in Cile nel 1886. Don Giuseppe Fagnano, nominato prefetto apostolico della Terra del Fuoco, inizia un intenso lavoro di promozione umana e di evangelizzazione. Per le popolazioni Ona, Alakauf e Yamana i figli di don Bosco sono il riferimento sia nel mantenere la propria cultura e sia nel migliorare le condizioni di vita.
    Nel Marzo 1887 la presenza salesiana si stabilisce a Concepcion. Dopo l’Oratorio, vengono aperte scuole e laboratori. Durante la guerra civile del 1891 i Salesiani aprono le case agli sventurati che cercano rifugio. Durante questi eventi è protagonista don Domenico Tomatis. Dal 1894, con l’apertura di quattro nuove case, l’opera missionaria prosegue con passione e costanza lungo tutta la cordigliera andina, da Iquique fino a Punta Arenas e Porvenir. Tra le figure di salesiani spiccano don Egidio Viganò (settimo Successore di Don Bosco) e il card. Silva Enriquez (primate del Cile e vescovo di Santiago).
    Precursori dell’opera salesiana in Venezuela sono personalità del clero e alcuni Cooperatori. Nel 1896, il governo cede ai Salesiani una Scuola di Arti e Mestieri, a Caracas. A Valencia viene aperta una Scuola Elementare. Nel 1902 è la volta di un Colegio a San Rafael, trasferito poi a Maracaibo. In tutto il secolo XX prosegue l’azione pastorale dei figli di don Bosco, con una spinta missionaria che raggiunge anche le tribù Yanomami lungo il fiume Orinoco.
    L’Ispettoria del Centro America comprende El Salvador, Guatemala, Costarica, Honduras, Nicaragua, Panama. I Salesiani, nel 1897, accettano dal governo una scuola di agricoltura nella città di Panama. Mentre ne organizzano l’insegnamento, aprono l’oratorio. Gradualmente il lavoro educativo si diffonde nei vari paesi del Centro America. Nel 1906 in Honduras, nel 1907 in Costa Rica, nel 1911 in Nicaragua, nel 1903 in El Salvador, nel 1930 in Guatemala. Le residenze missionarie sono affiancate da oratori, parrocchie e scuole professionali. Le grandi scuole nelle capitali sono centri molto stimati di cultura e formazione cristiana per migliaia di ragazzi e ragazze. Don Bosco è il santo amato da queste genti: la sua festa, a Panama, richiama oltre 200mila persone. Figura originale di missionaria è la Figlia di Maria Ausiliatrice nicaraguense Sr Maria Romero Meneses che ha operato in Costa Rica. Autentica donna di Vangelo, ricca di fede e di carità, nell’aprile 2002 è stata proclamata beata dal Papa.
    L’Ispettoria Salesiana delle Antille, con sede a Santo Domingo, comprende la Repubblica Dominicana, Cuba e Porto Rico. Ha inizio nel 1897. A Curaçao, nelle Antille Olandesi, i Salesiani aprono una Casa per orfani. Nel 1917 è avviata l’attività a Camaguey, in Cuba. Nonostante le notevoli difficoltà, dovute soprattutto alla povertà materiale e culturale della popolazione, ai disagi sociali e politici, l’opera dei figli di don Bosco ha avuto impulso straordinario. Oratorio e Formazione professionale si rivelano anche qui proposta vincente. Tra i Salesiani che hanno speso energie e vita a fianco della gioventù di queste nazioni, spiccano Mons. Riccardo Pittini (arcivescovo di Santo Domingo) e don Jozséf Vandor, di cui è avviata la causa di beatificazione.
    Inviati dal beato Michele Rua, primo successore di don Bosco, i salesiani giungono a Città del Messico nel 1892. L’attività per i giovani prende slancio con l’apertura di un Collegio per studenti e artigiani. Dopo le vicende della guerra civile e della persecuzione contro i cattolici, negli anni venti, l’opera salesiana fiorisce in modo prodigioso. Il lavoro di promozione umana e di evangelizzazione raggiunge anche la popolazione dei Mixes. Più recentemente, a Tijuana, città confinante con la California, i figli di Don Bosco danno vita a Oratori e Laboratori professionali per una folta popolazione giovanile altrimenti desiderosa di varcare, clandestinamente, la frontiera degli Usa.
    Festa grande per la Famiglia Salesiana messicana, nel 2002, con l’elezione di Don Pascual Chávez Villanueva come IX Successore di Don Bosco.
    L’opera salesiana haitiana ha inizio nel 1935, a Port-Au-Prince. Nonostante notevoli difficoltà sociali, politiche ed economiche, il lavoro pastorale si sviluppa a favore della gioventù e della popolazione intera. In questa grande isola i figli di Don Bosco portano avanti un servizio di promozione umana e di evangelizzazione che coinvolge tutta la Famiglia Salesiana.
    I figli di don Bosco in tutto l’America latina continuano oggi un lavoro intenso di promozione umana e di evangelizzazione. Accanto agli Oratori, ai Centri di formazione professionale, alle Scuole sono sorte Comunità di base, Centri per ragazzi di strada, Centri universitari e di comunicazione sociale. Popolazioni ed etnie destinate forse all’estinzione trovano nei missionari salesiani quel sostegno che garantisce continuità di vita e di cultura. E’ una multiforme azione missionaria che coinvolge tutta la Famiglia Salesiana e numerosi volontari. Le difficoltà sociali, politiche, economiche dei paesi latinoamericani e le tensioni alimentate dalla guerriglia in vari territori rendono impegnativo il lavoro. Tanti missionari pagano con la vita. Dal loro sacrificio sorge più profondo l’impegno per la causa di Gesù e del suo vangelo. Un’alba di speranza si alza per migliaia di giovani latinoamericani e per le loro famiglie.

ASIA

    La presenza dei figli di don Bosco nel continente asiatico inizia in Medio Oriente, in Palestina, Israele, Siria, Iran, Iraq, Turchia. Don Antonio Belloni, sacerdote genovese, aveva fondato alcune opere a favore dei ragazzi in Terra Santa. Volendo assicurare continuità al suo lavoro, chiede a don Bosco che venga incorporato alla Società Salesiana. Sarà Don Michele Rua ad accogliere don Belloni e la sua opera. Nel 1891, i primi Salesiani giungono a Betlemme. Più tardi a Nazareth. Sono Case che ancora oggi portano avanti un’attività scolastica straordinaria. Dopo le prime fondazioni, nuovi insediamenti si svilupparono fuori della Palestina: a Istambul in Turchia (1926), a Teheran in Iran (1937), ad Aleppo in Siria (1948), e ad El Housson in Libano (1957). Le vicende degli ultimi anni, in Palestina, in Israele e in Iran soprattutto, non hanno frenato lo zelo pastorale dei figli di Don Bosco. Dal 2002 sono avviate le presenze in Iraq, a Bagdad, nello Yemen e nel Kwait. Si lavora con fiducia e tenacia. Mentre le tensioni militari e politiche alimentano sfiducia, il forno di Betlemme continua a sfornare ogni giorno quintali di pane per una turba di poveri. È una presenza che alimenta speranza.
    Presso il Mar Caspio, in Azerbaigian, a Baku, dal 2001 è attiva un’altra presenza missionaria. La comunità cattolica, esigua numericamente, è come il piccolo seme del Vangelo destinato a crescere.
    Il primo insediamento salesiano in Cina avviene nella città portoghese di Macao, nel febbraio 1906. Guidati da don Luigi Versiglia, si prendono cura di un orfanotrofio, con scuola e formazione professionale annesse. Negli anni venti si assiste ad una fioritura dell’attività missionaria. Il Versiglia, diventato vescovo di Shu Chow, è animatore di un intenso lavoro pastorale. Sulle speranze nutrite incombono le difficoltà politiche che attraversano tutta la Cina.
    Nel 1930, il 25 febbraio, il martirio. Una banda di pirati bolscevichi uccide Mons. Versiglia e il giovane sacerdote don Callisto Caravario. La Chiesa, nel 2000, proclama Santi i due martiri.
    Nel 1949 la proclamazione della Repubblica Popolare annuncia la fine delle missioni in Cina. I missionari stranieri sono mandati via, quelli cinesi, con vari pretesti, sono imprigionati. Spiccano le testimonianze di don Simone Leong Shu Tchi, chierico Pietro Yeh Tsi Tsiao, don Giuseppe Fu. L’attività è proseguita ad Hong Kong (con 8 grandi centri educativi e culturali), a Macao e in Taiwan. Nel resto della Cina sono gli anni della Chiesa del silenzio.
    Nel 1998, uno spiraglio. Il governo della Manciuria chiama i figli di don Bosco per animare e guidare un centro di formazione professionale. È la ripresa di una nuova frontiera nell’educazione.
    I salesiani arrivano nell’Impero del Sol Levante, il Giappone, nel 1926. Li guida don Vincenzo Cimatti. Ai missionari Salesiani sono affidate le province di Miyazaki e Oita. Nel 1933 l’attività raggiungeva Tokyo ed iniziava a Osaka. Per iniziativa di don Antonio Cavoli sono fondate le “Suore della carità di Miyazaki”. Danno un valido aiuto nel lavoro pastorale.
    Terminato il conflitto mondiale, tremendo e devastante nelle sue conseguenze, l’attività missionaria riprende con slancio. Il progetto di don Bosco si incarna negli oratori e nelle parrocchie, nelle Scuole ed in altre realtà di animazione culturale. Nel 1965 l’opera di evangelizzazione raggiunge un traguardo importante. A cura del salesiano don Barbaro la Bibbia viene tradotta e stampata nella lingua parlata giapponese. Diversità culturali e consumismo alimentano notevoli difficoltà. Ma lo stile educativo di don Bosco fa breccia anche tra i giovani giapponesi. I Salesiani dell’Ispettoria, in gran parte giapponesi, dal 1995 estendono la loro azione pastorale alle Isole Salomone.
    Nel Sud Est asiatico, Myanmar-Burma, Thailandia, Vietnam e Cambogia, i Salesiani vi arrivano nel 1927. In Thailandia viene aperta la missione di Rajaburi. Il superiore è don Gaetano Pasotti, missionario zelante e ricco di risorse umane e spirituali. A Bang-Nok-Khuek fonda la congregazione delle “Suore Ancelle del Cuore Immacolato di Maria” per aiutare nell’evangelizzazione. Nel 1941 la missione salesiana diventa diocesi e don Pasotti è ordinato Vescovo.Terminata la guerra, nel 1947, una grande Scuola tecnica a Bangkok segna la ripresa. L’attività educativa si diffonde in tutto il paese. Numerosi i centri missionari aperti. Oggi sono le sfide della degradazione e del consumismo a stimolare un lavoro pastorale teso a dare fiducia ad una gioventù povera e desiderosa di dignità.
    Negli anni novanta la carità porta i figli di Don Bosco nella vicina Cambogia, ferita da anni di sofferenza e di martirio. Il centro professionale avviato è una presenza visibile di speranza.
    In Vietnam, dopo un inizio nel nord del paese, con la rivoluzione comunista del 1954, l’attività formativa salesiana si trasferisce al sud, guidata da don Pietro Cuisset. Il lavoro educativo porta ad aprire nuove presenze. Dopo la lunga e tremenda guerra Nord-Sud, si ha finalmente una forte ripresa dalla fine degli anni Settanta. Con le attività di formazione e promozione umana, rifioriscono le vocazioni locali. Davvero il sangue di martiri è germe di più numerose adesioni al Vangelo e a don Bosco. Oggi i Salesiani del Vietnam sono in gran parte giovani, entusiasti. Diversi di loro partono come missionari verso altre nazioni più bisognose. Dal 2000 hanno aperto una frontiera missionaria in Mongolia. Don Bosco è proposta di speranza anche per quei giovani. In Myanmar-Burma, la presenza salesiana inizia nel 1957, ad Anisakan. Accanto alla gioventù povera si raggiunge la gente dei villaggi. L’efficaci missionaria e confermata dalla graduale crescita di vocazioni locali.
    Dopo un primo inizio nel 1906, a Tanjore, i figli di don Bosco, nel 1922, avviano una presenza più decisa in India, nella regione dell’Assam. Il loro apostolato, coordinato dal missionario francese don Louis Mathias, inizia a Shillong, tra la tribù Khasi. Gradualmente i centri di missione si diffondono in tutto il territorio. Negli anni trenta cresce l’impulso educativo ed evangelizzatore tra le tribù Garo, Khasi, Naga, Megir, e tra gli Adibasi, nella pianura. Lo stile di vita e la cultura di queste popolazioni offrono terreno accogliente per l’annuncio del Vangelo. La Chiesa conferma il lavoro missionario con la creazione di nuove diocesi affidate ai Salesiani: Shillong, Krishnagar, Dibrugarh, Vellore, Tura. Accanto a Mons. Mathias, figure straordinarie di missionari: mons. Ferrando (fondatore delle Suore missionarie di Maria Ausiliatrice), Mons. Mederlet, Mons. Marengo, Mons. Paolo Mariaselvam (salesiano di origine indiana). Dall’Assam-Megalaya, l’opera salesiana si diffonde in modo straordinario in tutta l’India. La carità evangelica di don Orfeo Mantovani e di don Francesco Schlooz, tra i lebbrosi di Madras, attirano stima e simpatia. Nonostante notevoli difficoltà (soprattutto di dialogo con la cultura induista e la povertà della gente), i giovani indiani trovano in don Bosco, nel suo progetto educativo, una risposta concreta alla loro fame di vita. La scuola salesiana, la formazione professionale e l’Oratorio sono luoghi educativi vincenti anche qui.
    L’attività missionaria raggiunge anche la grande isola di Sri Lanka a sud e il Nepal a nord. La scuola salesiana svolge un lavoro davvero prezioso accanto a popolazioni povere e lacerate.
    Dall’India, oggi, sono numerosi i salesiani che partono come missionari verso altre parti del mondo. Straordinario esempio di condivisione evangelica.
    L’opera salesiana in Filippine inizia nel 1951, a Tarlac. Negli anni successivi vennero avviate altre presenze. La pedagogia di Don Bosco trova terreno fertile tra la gioventù filippina. Le opere si moltiplicano. Povertà e difficoltà di vario genere non diminuiscono fiducia ed entusiasmo. Le vocazioni locali hanno avuto ed hanno grande fioritura. L’azione pastorale dei salesiani delle Filippine negli ultimi anni ha raggiunto anche Papua Nuova Guinea e Pakistan. Le tensioni sociali e politiche non hanno bloccato lo zelo apostolico. Con la pazienza che già fu di don Bosco si continua a lavorare accanto alla gioventù di queste terre.
    In Korea i Salesiani arrivano nel 1955, a Kwang-Ju, dove fondano una scuola che ben presto raggiunse i 1400 alunni, tutti cristiani. Aderendo alle insistenze dell’arcivescovo di Seoul, Mons. Ro, i Salesiani accettarono una parrocchia popolare nei sobborghi della capitale. Negli anni un graduale sviluppo, sostenuto da grande entusiasmo e dalla fioritura delle vocazioni locali, affascinate da don Bosco e dal suo carisma per i giovani soprattutto più poveri. La rete delle opere è animata quasi interamente da Salesiani coreani.
    Le vicende politiche attraversate dal Timor Est con la vicina Indonesia, a maggioranza musulmana, hanno interessato tutto il mondo e hanno fatto conoscere l’azione di promozione umana e di vangelo dei missionari. La realtà salesiana è costituita da parrocchie, stazioni missionarie, scuole, opere assistenziali e centri di accoglienza. Il premio Nobel per la Pace consegnato al vescovo salesiano di Dili, Mons. Carlos Belo, è stato anche un riconoscimento all’impegno civile di pacificazione e giustizia della Chiesa e dei missionari. Le tensioni politiche, sociali e religiose non impediscono ai figli di don Bosco di avviare un lavoro educativo anche in Indonesia, a Jakarta, nel 1985. Il comune progetto pastorale in questi due paesi è la risposta più concreta alle tensioni.
    Il cuore dei giovani e della gente in tutto l’immenso continente asiatico è terreno buono per far germinare la parola evangelica seminata. La carità pastorale e l’intelligenza pedagogica del sistema preventivo sono gli strumenti che danno continuità anche qui al sogno di don Bosco e producono i frutti evangelici sperati di pace e di giustizia, di condivisione e di libertà.

AFRICA

    L’inizio della presenza salesiana in Africa si ha durante il rettorato del beato Michele Rua, primo successore di don Bosco. L’Algeria nel 1891 e la Tunisia nel 1894 sono i primi paesi ad avere i figli di don Bosco. Sono soprattutto Europei a chiedere educazione e formazione cristiana per i loro figli. Oggi, è ripresa l’attività solo in Tunisia, a Manouba. È una scuola. Un piccolo seme che alimenta speranza di futuro per i giovani tunisini.
    In Egitto i salesiani vi giungono nel 1896. Ad Alessandria, dove vivevano circa 30.000 italiani, viene aperta una Scuola professionale che raggiunge sia i figli di Italiani che Egiziani. Più tardi un’altra Centro è avviato per i giovani del Cairo. Svolgono ancora oggi un lavoro straordinario.
    Provenienti dall’Inghilterra, sempre nel 1896, i figli di Don Bosco si stabiliscono in Sud Africa, a Città del Capo, con una scuola professionale. Dopo gli inizi difficili, diviene una delle migliori scuole del paese. Dopo i centri educativi per Europei a Lansdowne, a Daleside e a Johannesburg, inizia l’attività educativa per gli Africani a Bremersdorp, nello Swaziland. Nel 1980 viene avviata la presenza missionaria anche nel Lesotho, a Maputsoe. Qui, accanto alla scuola, c’è il Noviziato della Visitatoria sudafricana. Dopo le tensioni dell’apartheid, il progetto dei figli di don Bosco può rivolgersi ai numerosi ragazzi raccolti dalle strade e avviati ad un futuro più costruttivo nei centri di accoglienza e di formazione professionale.
    È l’Ispettoria del Portogallo, nel 1907, a stabilirsi in Mozambico. Dopo una scuola di arti e mestieri a Ilha de Moçambique e una colonia agricola a Lunga, nel 1952 viene aperta una residenza missionaria a Namaacha. Oggi è sede anche di Noviziato. Nonostante le tensioni politiche e le gravi difficoltà economiche del paese, le parrocchie, i centri professionali e assistenziali della delegazione portano avanti un lavoro missionario prezioso e costruttivo.
    Nei paesi dell’Africa centrale i Salesiani arrivano nel 1911, provenienti dal Belgio. In Katanga, a Elisabethville, futura Lubumbashi, aprono una scuola professionale. Sotto l’abile guida di don Giuseppe Sak l’azione missionaria riceve grande impulso. Nuovi centri sorgono a Kiniama e a La Kafubu. Nel 1959 la missione diventa la diocesi di Sakania. Una Scuola professionale a Kigali in Rwanda e un collegio a Ngozi nel Burundi portano la presenza salesiana anche in questi due paesi. Ne 1960, per la formazione di vocazioni locali, viene aperto il Noviziato a Kansebula. La guerra tribale dei recenti anni novanta segna una tappa dolorosa nella storia di tutta la Chiesa dell’Africa Centrale. Tra i numerosi martiri anche il salesiano don Jacques Ntamitalizo: è stroncato bruscamente il 10 luglio 1995 a Bujumbura in Burundi. Oggi il lavoro missionario è ripreso con rinnovato slancio e vigore.
    1959 - Su iniziativa di salesiani francesi, a Pont Noire, nel Congo Brazzaville, viene assunta la scuola professionale. Da qui l’attività educativa e missionaria raggiunge prima il Gabon, a Sindara, nel 1964 e quindi Bata, in Guinea Equatoriale, nel 1972.
    Negli anni settanta la presenza salesiana in Africa raggiunge 16 paesi. Ma gli appelli per una maggiore presenza si fanno sempre più pressanti. Il settimo successore di don Bosco, don Egidio Vigano, rilancia l’azione missionaria indicando nell’Africa la nuova frontiera di educazione ed evangelizzazione dei figli di don Bosco. La famiglia Salesiana degli altri continenti si rende disponibile per questo “progetto Africa”. Negli anni ottanta e novanta la presenza salesiana si estende a macchia d’olio. Oltre 40 i paesi raggiunti oggi dal progetto di don Bosco. Per migliaia di giovani africani si aprono orizzonti di speranza. Per tante popolazioni, con il pane, si condivide il Vangelo.
    La mappa delle Ispettorie e Visitatorie che sono sorte testimoniano la dimensione di questo sviluppo missionario.
    In Africa occidentale francofona, comprendente Burkina Faso, Benin, Costa d’Avorio, Guinea, Mali, Senegal e Togo… In Etiopia e in Eritrea, paesi da anni tormentati da instabilità politica e sociale e da gravi problemi di povertà.
    In Africa Est, comprendente paesi dove la popolazione giovanile ha un’alta percentuale: Kenya, Sudan, Tanzania, Uganda. Si opera tra le tribù Rendile e Ambeere, tra i Samburu e i Kikuyu. La drammatica situazione vissuta dal Sudan negli ultimi anni spinge a rendersi presenti nei Campi profughi di Khartoum, di Kakuma, di El Obeid. Don Bosco affascina i giovani africani: il numero dei salesiani locali, formati nei centri studi di Moshi in Tanzania e di Nairobi in Kenya, è in graduale e costante crescita.
    In Angola, dove le lotte interne rendono difficile il lavoro missionario. Non sono mancate le persecuzioni. Il 4 gennaio 1991, una sventagliata di mitraglia stronca la vita di don Marco Aurelio Fonseca (originario del Costa Rica) e di un giovane oratoriano che viaggia con lui. Anche da questo sangue rinasce la speranza salesiana in Angola.
    Nell’Africa centro meridionale, comprendente Malawi, Zimbabwe e Namibia, sono numerose le stazioni missionarie.
    Nel Madagascar, la rete delle case salesiane trova un suo collegamento in un vivace Centro di comunicazione sociale e nella Radio Don Bosco: catechesi e informazione religiosa ricevono grande impulso. Dal 2000, anche nelle isole Mauritius, i salesiani animano pedagogicamente le Scuole tecniche diocesane.
    In Nigeria, Ghana, Liberia e Sierra Leone, lavorano con entusiasmo e coraggio, uniti dallo spirito di Don Bosco, dalla medesima passione educativa per i giovani e per la gente povera, salesiani d’Italia e di Germania, di Gran Bretagna e di India e di Stati Uniti. Accanto ad essi un numero crescente di figli di don Bosco di queste terre.

OCEANIA

    L’attività in Australia iniziò nel 1922, quando Mons. Ernesto Coppo viene nominato Vicario Apostolico di Kimberley, nella parte ovest del continente. Nel 1927 veniva fondata a Sunbury una Scuola Agricola. Più tardi sono aperti i centri giovanili di Melbourne e di Adelaide. Nel 1950 si stabilizza una presenza anche in Tasmania, a Glenorchy. Accanto ad attività parrocchiali, scuole, centri di assistenza per immigrati, interventi per giovani in difficoltà è una caratteristica dell’azione pastorale salesiana in Australia la presenza di associazioni genitori. Nel 1979 vengono raggiunte le isole Samoa (Moamoa e Alafua) e nel 1998 le Isole Figi (Suva). Le attività parrocchiali di intonazione missionaria sono sostenute dalla scuola e dall’oratorio. Don Bosco affascina i giovani di queste splendide isole del Pacifico: tra loro sono numerose le vocazioni religiose negli ultimi anni.

NEWS

23 maggio 2010

Ringraziamo il Signore perché il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano ha solennemente dichiarato Basilica il Tempio di Don Bosco al Colle

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