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(Don Bosco)
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Collezioni

  II Museo Etnologico Missionario del Colle Don Bosco comprende una raccolta di oltre 10.000 pezzi, portati dai missionari operanti nelle diverse parti del mondo a partire dai primi anni della storia delle missioni salesiane. Dato il gran numero di pezzi e la diversità delle culture rappresentate, il museo costituisce una delle più importanti raccolte missionarie in Italia; inoltre il carattere eterogeneo delle collezioni rende questo museo unico nel panorama dei musei missionari salesiani (che sono oltre una trentina).
  Anche se tutti i continenti extraeuropei siano in qualche misura rappresentati, esiste una notevole disparità numerica e qualitativa tra le collezioni più antiche e quelle provenienti da paesi in cui la presenza salesiana è più recente (ad esempio in Africa, nel sud-est asiatico e in Oceania). Ricordiamo infatti che, dopo il 1925 e fino al 2004, non vi furono altri appelli alla raccolta sistematica di oggetti finalizzati a progetti allestitivi di ampia portata.

  Il continente più rappresentato è l’America (4000 pz). Il Sudamerica, costituisce il nucleo centrale e più antico della raccolta con numerosi pezzi provenienti da diversi gruppi indigeni di Brasile, Venezuela, Ecuador e Terra del Fuoco.
  In particolare, il materiale raccolto tra i Bororo del Mato Grosso, in Brasile, — espressione di arte plumaria di destinazione funeraria e oggetti di uso quotidiano — rappresenta la collezione numericamente più ricca, tale da risultare la seconda collezione al mondo, dopo quella conservata presso il Museo Salesiano do Indio di Campo Grande.
  Seguono le collezioni provenienti dal Rio Negro (Brasile) e quelle del Gran Chaco (Paraguay). Tuttavia il materiale raccolto in Patagonia e Terra del Fuoco, da don Borgatello nel 1911 e don Alberto De Agostini nel 1932, si può considerare unico, dato che si parla di popolazioni estinte.
  Il museo possiede inoltre una ricca raccolta di materiale degli Yanomami del Venezuela, grazie al lavoro paziente del missionario don Luigi Cocco, e oltre 400 oggetti degli Shuar dell’Ecuador.
  Queste collezioni, generalmente frutto dello sforzo metodico di singoli collezionisti che si sono fatti carico di salvaguardare e trasmettere la cultura in modo completo, sono concepite in maniera da documentare in modo sistematico le diverse attività e i diversi ambiti della vita di ciascun gruppo.
  Degli Xavante del Mato Grosso, come dei Carajà dell’isola Bananal (Brasile) o di diversi gruppi dell'Orinoco o della Bolivia si possiedono raccolte numericamente meno considerevoli, ma che costituiscono in ogni caso un patrimonio importante.

  La collezione africana (che allo stato attuale consta di circa 900 pezzi) riflette la storia relativamente recente delle missioni salesiane nel continente. A parte alcuni oggetti provenienti dall’Angola e dal Congo Belga (oggi Repubblica Democratica del Congo), inviati da Monsignor Giuseppe Sak in occasione delle esposizioni del 1925 e 1926, il museo conserva poche testimonianze materiali delle missioni più antiche. Le acquisizioni recenti, sono costituite in gran parte da oggetti di artigianato prodotti a scopo commerciale, che riflettono un nuovo uso dell'iconografia e delle forme locali ad uso e consumo di acquirenti occidentali.

  Per quanto riguarda l’Australia, quasi un centinaio di pezzi provenienti dal Kimberley documentano il primo tentativo dei missionari di operare a fianco delle popolazioni indigene. L’assenza di manufatti recenti prodotti dalle popolazioni aborigene riflette un orientamento dell'attività missionaria maggiormente diretta all'educazione dei giovani e alla formazione professionale in ambito urbano.

  L’Oriente (comprendente Cina, Giappone, alcuni paesi del Sud Est Asiatico e l’India) presenta un materiale discreto, che consente di cogliere alcuni aspetti della vita e della cultura di paesi lontani da noi e carichi di fascino. Purtroppo le vicende storiche, alcune drammatiche, vissute da quelle nazioni hanno coinvolto anche le missioni, smorzando o addirittura interrompendo l’afflusso di materiale.
  La collezione cinese deve la maggior parte degli oggetti a Mons. Luigi Versiglia e Mons. Ignazio Canazei, superiori delle missioni salesiane e vescovi di Shiu chow. Intorno agli anni venti si occuparono della raccolta sistematica di acquarelli su carta di riso, statuine votive, abiti e ornamenti tradizionali e svariati altri oggetti espressione della cultura, dell’arte e della religiosità cinese.

  Mentre don Vincenzo Cimatti e don Tornquist dal Giappone dell'imperatore Meiji mandavano non solo stampe e dipinti su rotolo, ma anche vari oggetti religiosi, accessori dell'abbigliamento tradizionale e manufatti della cultura popolare. La collezione giapponese annovera poi una discreta raccolta di bambole in carta, stoffa, gesso e paglia destinate in origine alle cerimonie domestiche dell’Hina Mal-suri e del Kodomo no Hi, le feste shintoiste dedicate alle bambine e ai bambini. Importanza straordinaria, dal punto di vista storico e missionario, hanno invece oggetti (le “fumie”) che testimoniano la fede dei cristiani in Giappone durante gli anni della lunga persecuzione (1614-1875).
  Le collezioni provenienti dal Sud Est Asiatico (Vietnam, Thailandia e Myanmar-Burma) e dall’India presentano svariati oggetti di uso rituale e domestico. Ripropongono in maniere diverse temi iconografici classici, come l’epica del Mahabharata e il pantheon delle divinità Indù: dai pannelli ornamentali tailandesi in pelle e legno con motivi a giorno, alle lacche e alle marionette birmane, ed ancora, alle figurine votive portatili in ceramica, bronzo e ottone.
  Il gruppo più omogeneo è rappresentato dagli oggetti di uso comune e rituale appartenenti alle popolazioni stanziate negli stati collinari dell’Arunachal Pradesh e del Meghalaya, nell’India nord-orientale al confine con il Myanmar (Birmania).
  Si tratta di utensili in fibra vegetale (ceste, setacci e coperture per la pioggia), ornamenti in materiale animale composito (zanne di cinghiale, di tigre e di elefante, lana di capra, conchiglie ed insetti), abiti e accessori in lana tessuti a mano che riflettono l’estetica, il simbolismo e la struttura socio-economica dei Khasi, dei Caro e di altre etnie locali.

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23 maggio 2010

Ringraziamo il Signore perché il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano ha solennemente dichiarato Basilica il Tempio di Don Bosco al Colle

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