Quadro Tempio inferiore

(Don Bosco)
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L’esposizione

Esposizione - Terra del Fuoco: modellini di canoa
Esposizione - Terra del Fuoco: modellini di canoa

  Il percorso inizia con le vetrine della Patagonia e della Terra del Fuoco, estremità meridionale del continente americano. Gli oggetti contenuti in queste vetrine sono un’importante testimonianza di culture ormai scomparse:
  Nella vetrina dedicata alla Patagonia viene illustrata l’attività della caccia propria degli indigeni e quella dell’allevamento del bestiame dei coloni argentini. Questi coloni, occupando la zona con il sostegno dell’esercito argentino, contribuirono purtroppo allo sterminio di queste popolazioni.
  Nella vetrina della Terra del Fuoco è evidenziata la grande capacità delle diverse popolazioni di terra e delle isole di utilizzare le scarse risorse naturali per soddisfare i bisogni essenziali di una economia di sussistenza, basata sulla caccia di guanaco o sulla pesca costiera e la raccolta di molluschi.
  Il percorso procede verso nord utilizzando i materiali del Gran Chaco per illustrare la vita nomade di gruppi di cacciatori e raccoglitori dediti all’allevamento di ovini e caprini di Bolivia e Paraguay e per raggiungere in Ecuador gli Shuar, dediti all’agricoltura, alla filatura del cotone, alla ceramica e alla decorazione del corpo con pigmenti vegetali e ornamenti in piume, semi e elitre di coleotteri.

Esposizione - Vetrina Brasile: Bororo
Vetrina Brasile: Bororo

  Anche nelle vetrine dei Bororo del Brasile si è inteso segnalare dapprima le pratiche quotidiane della sfera femminile e maschile — rispettivamente coltivazione degli orti, intreccio di fibre e manifattura della ceramica domestica per le donne e caccia e pesca per gli uomini — per presentare in seguito la sfera religiosa, il cui fulcro è rappresentato dalle cerimonie funebri. Nel corso di questi eventi, i famigliari del defunto e gli altri membri del villaggio sono decorati con elaborati e sgargianti ornamenti in piume che, insieme a canti, danze e atti rituali, richiamano personaggi ed eventi mitologici evocati per presenziare un evento importante per la comunità dei vivi e quella dei morti.

Esposizione - Brasile: figure di Terracotta, Carajà
Brasile: figure di Terracotta, Carajà

  Di altre popolazioni brasiliane come Carajà e Xavante, le cui collezioni sono meno complete, si cerca di presentare alcuni tratti culturali attraverso l’esposizione di oggetti di uso quotidiano quali intrecci, ornamenti in piume, figurine in terracotta, clave o archi lignei.

Esposizione - Vetrina Rio Negro
Vetrina Rio Negro

  Anche nelle vetrine dedicate all’area amazzonica del Rio Negro vengono proposti oggetti di uso quotidiano quali canestri e intrecci per la lavorazione della manioca, che costituisce la base dell’alimentazione locale, armi per la caccia e la pesca, oltre a svariati ornamenti corporali usati nel corso di feste e raduni, momenti importanti di condivisione e di scambio fra i diversi gruppi della zona.
  Sfera del quotidiano e sfera rituale caratterizzano anche la presentazione degli Yanomami del Venezuela, che periodicamente, in seguito all’accumulo di prodotti dell’orto e della caccia, si riuniscono per celebrazioni rituali, che permettono di ristabilire l’equilibrio tra i diversi gruppi, ostentare le proprie ricchezze e gli ornamenti, effettuare scambi e accordi e, unitamente a questa dimensione apparentemente mondana e terrena, accompagnare i loro defunti nell’aldilà. Anche in questo caso la dimensione quotidiana è illustrata attraverso oggetti per la caccia come armi o giacigli improvvisati in fibra, terraglie, gerle e cesti per la raccolta e la preparazione di cibi e indumenti in fibra di cotone. Le successive due vetrine sono invece dedicate agli ornamenti in piume da indossare durante le feste e agli strumenti necessari per il rituale funerario du¬rante il quale le ceneri del defunto vengono consumate insieme a un frullato di banane per garantire la continuazione della vita degli antenati attraverso i discendenti.

Esposizione - Vetrina Africa
Vetrine Africa
Esposizione - Vetrina Africa
Vetrina Africa
Esposizione - Vetrina Kenya
Vetrine Kenya

  Per le vetrine africane si è scelto di sviluppare alcuni grandi temi che si ritrovano — sia pur con notevoli variazioni locali — in diverse parti del continente africano: oggetti di uso quotidiano, ornamenti, abiti e accessori che fanno parte dell’abbigliamento comune. La maggior parte dei pezzi provengono dal Kenya, dove risiedono gruppi di agricoltori stanziali, che utilizzano numerosi oggetti in legno, terracotta e pietra, e gruppi di pastori nomadi, che privilegiano contenitori e utensili più leggeri e facilmente trasportabili.
  Anche in Africa, abbigliamento e ornamenti sono considerati elementi fondamentali per sottolineare l’appartenenza etnica, lo status sociale e per esprimere l’estetica individuale e del gruppo. Molti oggetti vengono poi utilizzati, quali veri e propri segni di distinzione. In questo contesto, complementi d’arredo e accessori diventano segni tangibili di privilegi ereditati o acquisiti per merito: sottolineano l’importanza sociale di chi li possiede e la diversità ed eccezionalità del potere. Le decorazioni poste su questi particolari oggetti “di potere” spesso evocano in maniera diretta o simbolica il rapporto privilegiato con il mondo degli spiriti, che in molte culture è il fondamento del potere politico e dei privilegi sociali. Segue la vetrina dedicata all’artigianato commerciale che oggi costituisce una importante fonte di reddito per numerosi artisti e artigiani africani. Spesso gli oggetti prodotti per i turisti riprendono, semplificandole, le forme tipiche della produzione artigianale locale: maschere, tamburi, lance, spade e sculture vengono ridotte alle loro forme essenziali e svuotate del loro significato rituale per essere trasformate in oggetti facilmente commerciabili e trasportabili in valigia. Nonostante questa “perdita” di pregnanza simbolica — che nell'immaginario occidentale costituisce spesso un elemento indispensabile per l’apprezzamento degli oggetti africani — l’arte commerciale non può essere semplicemente ignorata in quanto forma artistica “non autentica”, in quanto riflette le inevitabili trasformazioni delle società africane contemporanee. L’ultima vetrina dedicata all’Africa presenta numerosi strumenti musicali e maschere che costituiscono elementi imprescindibili di altrettanti rituali in diverse parti del continente.

Esposizione - Vetrina Oceania
Vetrina Oceania

  L’unica vetrina dell’Oceania è, al momento, dedicata in parte al Kimberley australiano con oggetti domestici in corteccia battuta (secchi, contenitori per bacche e per neonati), indumenti in cotone e armi in legno quali scudi e un propulsore, lo strumento inventato dagli aborigeni australiani per allungare la gittata della lancia. L’altra parte, rivestita di grandi stuoie in corteccia battuta dipinte con pigmenti naturali tipiche di diverse isole dell’Oceania, accoglie recenti acquisizioni dalla Nuova Guinea, in attesa di documentare la vita quotidiana di questi arcipelaghi da poco avvicinati dai missionari salesiani. L’Asia si presenta nella sua eterogeneità espositiva con una prevalenza di vetrine dedicate alla Cina, al Sud Est Asiatico, al Giappone e all’India.

Esposizione - Vetrina della Cina: particolare del letto
Vetrina della Cina: particolare del letto

  Per la Cina viene presentato il ruolo del confucianesimo, sulla devozione popolare domestica e sulla produzione ceramica, inserite nel contesto storico-politico dell’inizio del XX secolo.

Esposizione - Vetrine del Giappone
Vetrine del Giappone

  In Giappone invece, a parte la vetrina sul ruolo della cultura del samurai, le vetrine sullo Shintoismo e sul Buddismo domestico, benché espongano manufatti risalenti per lo più all’inizio del XX secolo, riflettono tematiche che trascendono il momento storico e spiegano attitudini spirituali e costumi popolari presenti ancora oggi.

Esposizione - Vetrine del Sud Est Asiatico
Vetrine del Sud Est Asiatico

  Il Sud Est Asiatico è rappresentato invece dai temi dell’influenza cinese, non solo nella produzione ceramica e delle lacche, ma anche nelle tradizioni religiose, dal Buddismo e dalle tradizioni popolari a loro volta parte del processo millenario di indianizzazione.
  Un discorso a parte meritano le vetrine dedicate alle popolazioni indigene del nord-est dell'India. Questa può infatti definirsi l’unica collezione omogenea della sezione orientale, grazie all'interessamento continuativo dei missionari che operano sul posto. Si tratta di oggetti di uso comune, da un lato, e di uso rituale e cerimoniale dall’altro, impiegati dalle popolazioni (per lo più i Khasi) stanziate in Meghalaya e Aru-nachal Pradesh. È una collezione importante sotto molteplici aspetti. Queste popolazioni, isolate per millenni nelle zone collinari dell'India nord-orientale, sono ora soggette ad un’ineluttabile occidentalizzazione (o meglio indianizzazione), dovuta a stimoli sia politico-economici che socio-culturali provenienti dal mondo esterno. Gli oggetti contenuti in questa collezione sono quindi da considerarsi testimonianze significative di tradizioni in rapida trasformazione e testimoniano l'attenzione e l’interesse dei missionari che operano in queste aree nell’attività di ricerca e documentazione. Infine, seguono alcune vetrine dedicate ad aspetti della religiosità Hindu, della danza e dei costumi popolari del sub-continente indiano (dalla produzione di miniature votive, agli utensili domestici, piuttosto che all’influenza islamica sulle arti decorative) corredate da oggetti raccolti a partire dal 1924 dai missionari salesiani attivi nell’area di Tanjor.
  L’ultima vetrina del percorso è riservata a piccoli allestimenti tematici di carattere temporaneo volte a presentare le attuali realtà dell'impegno salesiano nel mondo, nuove collezioni, o esposizioni temporanee.

Un particolare della collezione Bororo

  Come si è detto precedentemente una delle collezioni più importanti del Museo è quella dei Bororo del Brasile.
  Durante i giochi nazionali, danze religiose, riti funebri gli uomini si abbellivano con un gran numero di ornamenti, tra questi quelli per il capo. Sono tutti fatti con penne di svariati colori attaccati ad un sostegno con un legante o del filo di cotone e fibra vegetale.

Uomini Bororo che indossano il Pariko
Uomini Bororo che indossano il Pariko

  L’ornamento che più rappresenta i Bororo è il Pariko, un diadema di penne di ara portato sulla fronte diretto in alto e in avanti, utilizzato esclusivamente dagli uomini durante il rito funebre. La morte per i bororo è il risultato di un’infrazione alle regole di vita. Questa infrazione può risalire alla condotta dell’individuo o dei suoi genitori, avviando così un processo che porta alla morte. Dal momento della morte fino a quando si sotterra definitivamente il defunto i bororo celebrano una serie di rituali. Tra gli uomini della tribù se ne sceglie uno che rappresenta il morto. Il suo corpo viene adornato di pitture e di piume e sul capo viene posta una grande visiera fatta di piume d’ara, e parla per il defunto suonando una zucchetta funeraria al ritmo caratteristico del suo clan.
  I bororo esprimono la loro identità e la loro struttura socio-politica attraverso l’arte della piuma. In questa società madrilineare, la filiazione di ciascun individuo si identifica attraverso le piume che utilizza. Ciascun clan crea il suo oggetto rituale partendo da uccelli differenti, selezionano le piume in funzione della loro intensità cromatica. Per questo popolo le piume degli uccelli sono elementi magici e di potere, in special modo le piume delle ali e della coda che simboleggiano la capacità del volo. I Bororo dedicano alla realizzazione di oggetti un’attenzione meticolosa che passa dall’elaborazione, proporzione, la simmetria, l’equilibrio cromatico. L’aspetto estetico è molto importante nella società e nell’affermazione dell’individuo.

Particolare Pariko in esposizione
Particolare Pariko in esposizione


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23 maggio 2010

Ringraziamo il Signore perché il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano ha solennemente dichiarato Basilica il Tempio di Don Bosco al Colle

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