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Profili dei Missionari
(Beati)

  • Beato Luigi Variara
  • Beato Artedime Zatti
  • Beata Maria Romero Meneses

Beato Luigi VARIARA, sacerdote

San Callisto Caravario, sacerdote

Nasce a Viarigi (Torino) il 15 gennaio 1875
Muore a Cúcuta (Colombia) il 1 febbraio 1923

  Dopo gli studi a Valdocco e a Valsalice, dove avvicina la spiritualità di don Andrea Beltrami, don Variara si rende disponibile per le Missioni. Sotto richiesta di don Michele Unia partì per la Colombia nel 1894, per la cura dei lebbrosi.
  Don Luigi si dedicò a questo apostolato con dedizione. Instancabile e zelante, progettava e animava la catechesi e la formazione dei lebbrosi giovani e adulti. Sempre sereno e positivo, voleva che la malattia non spegnesse la voglia di vivere e di gioia nel lebbrosario: diede vita alla banda musicale e alla scuola di canto, rallegrando l’ambiente e dando qualità alla festa e alla celebrazione.
  Fondò la congregazione delle Figlie dei Sacri Cuori. Diede così l’opportunità alle giovani affette da lebbra e alle figlie di lebbrosi di consacrarsi nella vita religiosa, dedicandosi poi come infermiere alla cura delle persone colpite dal terribile morbo.
  Incomprensioni e difficoltà lo allontanarono da Agua de Dios. Docile e fiducioso nella volontà di Dio, don Luigi non cedette allo scoramento. La sua profonda vita interiore, il suo spirito di sacrificio e la sua grande carità gli valsero simpatia e venerazione.
  Morì a 48 anni. Nel 1932 i suoi resti mortali furono trasportati ad Agua de Dios e nel 1941 posti nella cappella della Casa Madre delle Figlie dei Sacri cuori. È stato beatificato il 14 aprile 2002.

Bibliografia:
 - F. Torres, El Padre Luis Variara. Madrid, SEI, 1953.
 - L. Castano, Un grande cuore. Torino, SEI, 1964.
 - L. Castano, Beato Luigi Variara. Salesiano, apostolo dei lebbrosi. Torino, LDC, 2002.

Beato Artedime ZATTI, coadiutore

Beato Artedime ZATTI, coadiutore

Nasce a Boretto (Reggio Emilia) il 12 ottobre 1880
Muore a Viedma (Argentina) il 15 marzo 1951

  Diciassettenne partì dall’Italia verso l’Argentina in cerca di lavoro, con tutta la famiglia. Dopo aver conosciuto i Salesiani, nacque in lui il desiderio di diventare salesiano e sacerdote. Giovane chierico, fu colpito dalla turbecolosi. Don Cagliero lo inviò a Viedma per curarsi. Qui il giovane Artemide decise di farsi coadiutore e di dedicarsi al servizio degli infermi. Più tardi, dopo aver dato l’esame da infermiere, divenne braccio destro di Padre Garrone nell’ospedale di San Giuseppe. Alla morte del grande missionario medico, nel 1911, Artemide assunse la direzione dell’ospedale. Non diceva “no” a nessuno e non prendeva nessuna ricompensa per la cura che prestava. Non si turbava mai. Se mancavano i soldi, li chiedeva in prestito e trovava sempre qualcuno disponibile ad aiutarlo. Aveva un modo di fare semplice e fiducioso e nessuno osava dirgli di no. Un infermo per ringraziarlo gli disse: “Lei è il padre di tutti i poveri”. Con questa considerazione, Artemide Zatti, era venerato.
  Una delle caratteristiche di quest’uomo fu l’allegria che spese sempre per chiunque incontrasse.
  Quando morì, le popolazioni delle due sponde del Rio Negro vollero dargli una testimonianza solenne. La sua sepoltura ebbe un accompagnamento funebre trionfale, segno della stima e dell’affetto e della venerazione di cui era circondato.
  Il 14 aprile 2002 questo “padre dei poveri” della Patagonia vide il riconoscimento ufficiale della Chiesa della sua vita straordinaria di fede, speranza e amore: è proclamato Beato dal Papa.

Bibliografia:
 - Enzo Bianco, Artemide Zatti, parente dei poveri. Torino Leumann, LDC, 2002.

Beata Maria ROMERO MENESES, FMA

Beata Maria Romero Meneses, FMA

Nasce a Granada di Nicaragua il 13 gennaio 1902
Muore a San Josè di Costa Rica il 7 luglio 1977

  Figlia di un ministro del governo repubblicano, caduto in disgrazia, studiò musica, pianoforte e violino. La famiglia sognava grandi cose per lei, ma scelse la strada religiosa. Entrò nel collegio delle FMA nel 1914, un anno dopo il loro arrivo in Nicaragua. Pronunciati i voti perpetui, fu inviata a San José di Costa Rica, che divenne sua seconda patria. Venne destinata ad insegnare nel collegio delle giovani. Ma lei sognava e cercava “i fanciulli poveri e abbandonati”. Cominciò con il formare le migliori delle sue allieve, le future discepole per la cosiddetta Opera degli Oratori (nel 1951, ben 36 fuori dalla città). Le chiamava “las misioneritas” e compirono veramente dei miracoli. Non smise mai di insegnare catechismo a piccoli e grandi. Costruì vere “opere sociali” da stupire lo stesso Governo. Giunse a creare un villaggio per i più poveri. Diede a ciascuna famiglia, tolta da sotto i ponti, una propria casetta: in cambio chiedeva il rispetto di alcune regole di vita Cristiana, che si recitasse tutti i giorni il Rosario e che si fosse disponibili per alcuni lavori per il bene della comunità. Fece costruire nel centro di San José una chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice. Suora tanto attiva, quanto mistica, di intima unione con Dio, tanto da udire la voce di Gesù per ben 24 volte. Morì d’infarto. Il governo di Costa Rica la dichiarò cittadina onoraria della nazione.

Bibliografia:
 - Dicastero per le missioni, Sprazzi di Vita. Roma, ed.extra comm., 2000 pg. 50-56

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23 maggio 2010

Ringraziamo il Signore perché il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano ha solennemente dichiarato Basilica il Tempio di Don Bosco al Colle

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