INDICE
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La presenza dei missionari era stata richiesta dall’Arcivescovo, Mons. Aneiros. Informato dal console Argentino Giovanni Battista Gazzolo sul lavoro dei Salesiani, propose a Don Bosco di accettare la gestione di una parrocchia a Buenos Aires ed un collegio di ragazzi a San Nicolàs de los Arroyos. Don Bosco accoglie la richiesta.
Con una solenne celebrazione nella Basilica di Maria Ausiliatrice, in Torino, il giorno 11 novembre 1875, prese avvio la prima spedizione missionaria salesiana.
Guidati da don Giovanni Cagliero, i Missionari di don Bosco si imbarcarono dal porto di Genova il 14 Novembre 1875. A Buenos Aires si insediarono in una parrocchia per emigrati italiani.
La seconda spedizione, giusto un anno dopo, il 14 Novembre 1876, portò a sbarcare un altro gruppo di salesiani. Li guida don Francesco Bodrato. Con loro venne aperta, sempre a Buenos Aires, una scuola di arte e mestieri, dove si formavano sarti, falegnami, legatori. Altro personale arrivò con la terza spedizione missionaria nel 1877. Questa volta, insieme ai Salesiani, arrivarono le prime Figlie di Maria Ausiliatrice, guidate da Suor Angela Vallese.
Il sogno di don Bosco per l’Argentina mira tuttavia alla Patagonia.
Dopo anni di attesa, nel 1879 si presenta l’occasione. Il Governo argentino affidò al generale Roca la spedizione militare il cui obiettivo era la “conquista del deserto”. Mons. Espinosa, vicario di Buenos Aires, e i salesiani don Giacomo Castamagna e il chierico Botta accompagnarono l’esercito come Cappellani. Venne così avviata la missione in Patagonia. Carmen de Patagones la prima opera salesiana. Più tardi venne aperta Chos Malal, quindi Bahia Blanca, Junin de Los Andes e gradualmente le altre Case.
Grandi missionari, come don Domenico Milanesio e don Giuseppe Fagnano, dedicarono impegno e creatività pastorale a questa generosa terra e ai suoi abitanti, soprattutto gli indios delle Pampas.
Nel 1884 don Cagliero venne nominato vicario apostolico della Patagonia settentroniale e centrale e ricevette la consacrazione episcopale il 7 dicembre dello stesso anno. L’azione missionaria sognata da don Bosco cominciava a dare i suoi frutti ecclesiali.
Dopo gli inizi, comprensibilmente faticosi, con l’entusiasmo crebbe anche la consistenza dei figli di Don Bosco in Argentina. Al lavoro in questa terra sono tanti i Salesiani che hanno legato il loro nome scrivendo pagine straordinarie di evangelizzazione e promozione umana: tra gli altri don Domenico Milanesio, don Giuseppe Vespignani, don Alberto De Agostini, Mons. Giuseppe Fagnano, don Luigi Costamagna, il tedesco don Mattia Saxler, e gli argentini don Stefano Pagliere e don Luigi Pedemonte.
Una presenza stupenda è stata quella di Artemide Zatti, giovane emigrato italiano che in Argentina diventa salesiano, svolge un lavoro umile e prezioso come infermiere, alimenta di profonda spiritualità e di carità la sua giornata, muore considerato da tutti un Santo. Nell’aprile 2002 la Chiesa lo proclama Beato: festa e generoso impegno in tutto il mondo salesiano argentino. Sul versante educativo la Patagonia argentina ha prodotto due figure giovanili che hanno raggiunto vertici di santità: Zeffirino Namuncurà (figlio del grande Cacico Manuel) e Laura Vicuña (allieva delle FMA morta tredicenne a Junin de Los Andes). Avviata la causa di beatificazione di entrambi: Laura è stata proclamata Beata dal Papa il 3 settembre 1988 al Colle don Bosco.
Altra figura significativa è quella di don Juan E. Vecchi: grande maestro di Pastorale Giovanile, è stato l’ottavo successore di Don Bosco.
Oggi sono 5 le Ispettorie salesiane, diffuse su tutto il territorio argentino (da Buenos Aires a Bahía Blanca, da Córdoba a Rosario, da Tucumán a La Plata) con oltre 120 opere animate da un migliaio di Salesiani (in gran parte argentini).
Ad un gruppo di salesiani, appartenenti alla seconda spedizione missionaria, era stata affidata la parrocchia di Santa Rosa da Lima di Villa Colòn, dove fondarono il collegio Pio IX. Pioniere della presenza salesiana era don Luigi Lasagna. Tra l’altro, introdusse con successo la coltivazione della vite e aprì, con l’aiuto di un Barnabita italiano, un osservatorio meteorologico. Nel 1895 fu promulgata una legge che proibiva le congregazioni religiose in Uruguay. Tuttavia, la fama dell’osservatorio era talmente diffusa che il governo rinunciò a scacciare i salesiani.
Il 12 Marzo 1893, a coronamento di un lavoro generoso e attento, don Luigi Lasagna ricevette la consacrazione episcopale, e intanto continuava a guidare l’ispettoria salesiana Uruguay-Brasile. Un incidente ferroviario, nel 1895, pose fine prematuramente alla sua vita. Il lavoro venne continuato dagli altri salesiani tra cui don Luigi Ettore Sallaberry (uruguayano), don Giacomo Giovannini, don Giuseppe Gamba. A vari salesiani la Chiesa ha affidato anche la guida pastorale di diocesi importanti in questa nazione.
Animate da circa 120 figli di Don Bosco, nel 2002 si contavano una ventina di Case salesiane nell’Ispettoria dell’Uruguay, che ha sede a Montevideo.
Mons. Lacerda, vescovo di Rio de Janeiro, era venuto personalmente a Torino per convincere Don Bosco a mandargli alcuni missionari. Don Lasagna, dalla vicina Uruguay, venne incaricato di avviare la presenza salesiana. Lo stesso imperatore Pedro II lo esortò a sviluppare l’opera nel paese. Nonostante la rivoluzione del 1889, che rovesciò Pedro II, l’attività educativa salesiana continuò, forte dell’appoggio e della stima della popolazione. Nel 1894 i Figli di Don Bosco aprivano una nuova missione nel Mato Grosso a Cuiabà e iniziarono l’evangelizzazione tra i Bororo. Dopo questa tribù, nei primi decenni del novecento Xavante, Yanomami e altre tribù del Mato Grosso, del Rio Negro e dell’Amazzonia furono destinatari dell’azione missionaria dei figli di Don Bosco.
Nel novembre del 1934 anche la terra brasiliana fu bagnata dal sangue di due missionari salesiani: don Giovanni Fuchs e don Pedro Sacilotti caddero vittime dell’imboscata degli Xavante. Il loro sacrificio spronò alla donazione e alla generosità.
Instancabili pionieri di educazione, di cultura e di Vangelo furono: don Giovanni Balzola, Mons. Pietro Massa, don Antonio Colbacchini, don Cesare Albisetti, don Antonio Gois, don Antonio Giacone, Mons. G. Battista Couturon, Mons.Antonio Malan, Mons. Francisco De Aquino Correa (arcivescovo di Cuiabà), Mons. Giuseppe Domitrovitsch (prelato di Humaitá, Rio Negro), i fratelli brasiliani Mons. Elvezio e Mons. Emanuele Gomes de Olivera, il coad. Emanuele Da Fonseca, i tedeschi don Giuseppe Thànnuber, don Francesco Eigmann, don Riccardo Remetter e don Rodolfo Lunkenbein, il venerabile don Rodolfo KomòreK (polacco) e il servo di Dio Mons. Antonio de Almeida Lustosa.
Oltre mille Salesiani, in circa 120 opere, organizzati in 6 Ispettorie (con sede a Belo Horizonte, Campo Grande, Manaus, Porto Alegre, Recife e San Paolo), continuano oggi un lavoro di promozione umana e di evangelizzazione straordinarie. Oratori e Centri giovanili, Centri pro menores e per ragazzi di strada, Centri di formazione professionale, Scuole e centri universitari, Comunità di base, Centri di comunicazione sociale sono espressioni della multiforme azione missionaria dei figli di Don Bosco in Brasile. Una ventina le diocesi brasiliane affidate alla guida pastorale dei Salesiani.
La presenza salesiana in terra cilena vede gli inizi nella Terra del fuoco. Eretta Prefettura Apostolica dalla Santa Sede nel 1883 venne affidata a don Fagnano. Ma poté iniziare il suo mandato solo il 21 Novembre 1886. Alcuni giorni dopo il sua arrivo in seguito a un malinteso, s’interpose tra la truppa di soldati che lo accompagnavano e gli indi, mettendo in pericolo la propria vita. Ricomposta al situazione, poté dedicarsi ad un intenso lavoro di promozione umana ed evangelizzazione. In questa località dell’America Latina lavorarono, con zelo altri missionari, tra cui don Giuseppe Maria Beauvoir, il coad. Giacomo Dal Masso, Mons. Arturo Jara Marquez (cileno), don Mario Migone (uruguaiano).
Nell’altra parte del paese presenza e attività pastorale salesiana sono avviati per intervento del Vicario generale della Diocesi di Concepciòn, Domingo Cruz, fece di tutto per ottenere personale salesiano nella sua Diocesi. Concordate le modalità, i salesiani sotto la guida di don Rabagliati, arrivarono a Concepciòn il 6 Marzo 1887. Si inizia con l’Oratorio. L’opera si sviluppa con scuole e laboratori. Durante la guerra civile nel 1891 i Salesiani aprirono le case agli sventurati che cercavano rifugio. Protagonista durante questi eventi fu don Domenico Tomatis. Nel 1894 furono aperte quattro nuove case. Da allora l’opera educativa e missionaria proseguì con passione e costanza lungo tutta la cordigliera andina.
Figure straordinarie nel lavoro pastorale salesiano sono, tra gli altri, don Maggiorino Borgatello, don Pietro Berruti (che divenne prima Ispettore e poi Prefetto-Vicario Generale della Congregazione Salesiana), coad. Valentino Slaboz, don Antonio Tarable, Mons. Abramo Aguilera (fu il primo Vicario Apostolico di Magellano), don Egidio Viganò (settimo Successore di Don Bosco) e il card. Silva Enriquez (primate del Cile e vescovo di Santiago).
Oggi oltre 30 presenze educative ed evangelizzatrici animano il Cile salesiano, da Iquique fino a Punta Arenas e Porvenir, con più di 200 Salesiani.
Il presidente della Repubblica s’interessò personalmente alla venuta dei salesiani a Quito e con l’Arcivescovo, intervenne nel 1885 presso don Bosco. Un gruppo di missionari, con a capo don Luigi Calcagno, arrivò a Quito il 28 Gennaio 1888.
Nel 1894 la presenza salesiana iniziava ad essere consistente e Don Michele Rua diede vita all’ispettoria ecuadoriana affidandola a don Calcagno.
Nel 1893 la Santa Sede crea il Vicariato Apostolico affidandolo ai salesiani. Don Giacomo Costamagna viene eletto vescovo il 23 Maggio 1895.
Nel 1896, in seguito allo scoppio della rivoluzione liberale del 1895, le case vennero requisite e i Salesiani accusati di manovre antigovernative, arrestati ed espulsi in Perù. A Mons. Costamagna viene negato l’accesso al vicariato di cui aveva la responsabilità.
Terminata la bufera rivoluzionaria si riprese l’attività con entusiasmo ed efficacia. Cuore dell’annuncio e dell’impegno pastorale diventò il territorio degli Shuar, nella foresta amazzonica ecuadoriana: educazione, vangelo e cultura locale furono perno di tale impegno.
Alcune figure missionarie di rilievo: il coad. Giacinto Pancheri, Mons. Domenico Comin, don Alfredo Germani, Sr. Maria Troncatti, coad. Vincenzo Huambutzara (ecuadoregno), don Angelo Rouby.
Al 2002 l’Ispettoria salesiana in Ecuador, che ha sede a Quito, comprendeva una trentina di Opere, con numerose stazioni missionarie, e animate da circa 200 confratelli. Accanto alle attività consuete (scuola - parrocchia e oratorio) è notevole il lavoro di formazione e cultura promosso dalle facoltà universitarie salesiane di Quito, Cuenca e Guayaquil.
Dopo l’impulso dato da don Bosco, tocca al rettorato di don Michele Rua proseguire l’opera avviata in America Latina. Il Papa Leone XIII incoraggia l’apertura di nuove fondazioni. I Salesiani entrarono così in sei nuovi paesi d’America.
Il governo della Colombia e l’arcivescovo del Bogotà chiesero più volte la presenza dei salesiani a don Michele Rua, successore di don Bosco.
L’opera iniziò nel 1890 sotto la guida di don Evasio Rabagliati con l’apertura di una scuola professionale. Nel 1893 si apriva già una casa di noviziato a Fontibòn.
Ben presto si iniziò la missione negli immensi Llanos de San Martìn interrotta poi dalla rivoluzione nel 1895. La ripresa e la diffusione furono straordinarie. Una frontiera interessante dal punto di vista educativo e pastorale venne aperta nel dipartimento di Meta, nell’Ariari. A monte di questo impegno missionario sta l’opera formidabile di Missionari come don Antonio Aime, don Pietro Mittermayer (tedesco), coad. spagnolo Damaso Mediano, i colombiani Mons. Giulio Caicedo e don Bruno Orjuela.
Ma l’opera più grande condotta dai salesiani in questo paese fu a favore dei lebbrosi e vide l’impegno di alcuni grandi uomini: don Michele Unia, don Luigi Variara, don Angelo Cuenca, i tedeschi don Massimiliano Bürger e don Pietro Kuhn. Il loro zelo suscitò entusiasmo e simpatia sia in Colombia che in Italia. Don Luigi Variara, da autentico uomo di Dio, credette nella vocazione religiosa delle figlie dei lebbrosi e, con loro, fondò l’Istituto delle Figlie dei Sacri Cuori. La Chiesa ne esalta il coraggio e la santità proclamandolo Beato nell’aprile 2002. Festa per tutta la Chiesa colombiana e in particolare per le umili e grandi Suore fondate da questo uomo della fede e della carità.
In tutta la Colombia, organizzata in due Centri ispettoriali a Bogotà e a Medellín, è oggi attiva una rete di 45 opere di educazione ed evangelizzazione dei figli di Don Bosco, coadiuvati da numerosi collaboratori laici.
La venuta dei salesiani in questo paese fu preparata da don Angelo Savio, che prese contatto a Lima con una società di beneficenza.
Alla fine del 1891 i figli e le figlie di don Bosco sotto la guida di don Antonio Riccardi arrivarono nella capitale, Lima. Nel 1896 il Senato peruviano approvò la creazione delle Scuole salesiane.
Il cammino missionario in Perù proseguì in modo costante lungo tutto il novecento con opere significative ad Arequipa, a Callao, Chosica, Huancayo, Magdalena del Mar fino alla recente missione di Yurimaguas.
A dare impulso all’opera missionaria contribuirono i vescovi salesiani peruviani Mons. Ottavio Ortiz Arrieta (di cui è introdotta la causa di beatificazione), Mons. Fortunato Chirichigno, don Luigi Fassio, don Giovanni Gasparri (definito dalla stampa peruviana “El angel de los presos” l’angelo dei carcerati).
Oltre una ventina, oggi, le Case Salesiane dell’Ispettoria del Perù, animate da circa 150 Salesiani che testimoniano un forte impegno educativo e pastorale. Formidabile il lavoro tra la gente povera della Prelatura di Huari, sostenuto dall’apporto di numerosi volontari. A rendere impegnativa l’attività di promozione umana e di evangelizzazione sono le difficoltà sociali, politiche, economiche del paese e le tensioni alimentate dalla guerriglia. Tanti cristiani pagano con la vita. Il 1 ottobre 1992 un drappello di terroristi stronca il volontario Giulio Rocca, generoso collaboratore dei missionari salesiani a Jangas.
Precursore dell’opera salesiana in questo paese furono alcune personalità del clero e i Cooperatori. Il governo, a Caracas, cedeva ai Salesiani una Scuola di Arti e Mestieri. A Valencia venne aperta una Scuola Elementare. Nel 1902 è la volta di un Colegio a San Rafael, trasferito poi a Maracaibo. In tutto il secolo XX prosegue l’azione pastorale dei figli di don Bosco, spingendo i Missionari anche verso le tribù stanziate lungo il fiume Orinoco.
Tra i missionari che hanno operato con zelo vi sono le figure di: don Luigi Rottmayr (tedesco), don Enrico Riva, don Serafino Santolini. Al serivizio della Chiesa venezuelana ed universale anche il ministero di questi anni dei Cardinali Salesiani Rosalio Castillo Lara e Ignacio Velasquez.
Circa 37sono le case salesiane dell’Ispettoria Venezuelana, che ha sede a Caracas. Queste opere sono testimonianza del lavoro educativo ed evangelizzatore dei figli di Don Bosco in questa terra generosa, sovente dilaniata da tensioni interne, e affamata di speranza e futuro più dignitoso.
Don Giacomo Costamagna fu il primo salesiano ad arrivare in Bolivia. Il presidente della Repubblica, nel 1890 si era personalmente interessato allo sviluppo nel paese di opere a favore della gioventù. Il 17 Febbraio i salesiani arrivarono a La Paz. Nello stesso anno aprirono un altro collegio nella città di Sucre. Graduale lo sviluppo dell’azione pastorale lungo tutto il 1900. Accanto ad altri missionari è straordinaria l’opera di don Pietro Marabini e del coad. Giuseppe Bonelli. L’ispettoria boliviana, che ha la sua sede a Cochabamba, prosegue il lavoro con circa 150 Salesiani, ormai presenti in tutta la Bolivia con oltre 20 opere nel 2002. Mentre è intenso il lavoro culturale, soprattutto con l’Università Salesiana Boliviana, è pure straordinario l’impegno di promozione umana e di evangelizzazione tra i campesinos e i minatori, in particolare nella zona di Kami e di Cochabamba.
Dopo i primi contatti presi da don Lasagna solamente nel 1896 si iniziò l’opera con la creazione di una scuola di Arte e mestieri. A questa prima presenza, quattro anni dopo, si aggiunsero un Oratorio e una Scuola Elementare. Lungo il 1900 l’opera si estende in altre zone, tra cui Puerto Casado, Ypacarrai, Fernando de la Mora e Asuncion, sede oggi dell’Ispettoria. Nel 1917 viene affidato ai Salesiani la missione del Chaco Paraguayo. Viene avvicinata la popolazione dei Moros, che trovarono nei figli di don Bosco sicurezza per il loro avvenire. A dare impulso all’opera salesiana in Paraguay - Uruguay è don Giuseppe Gamba, per circa ventotto anni ispettore.
Sono circa 13 le Opere salesiane che rendono attivo il progetto pastorale di Don Bosco, avvalendosi dell’apporto di oltre 100 confratelli e numerosi volontari.
Comprende El Salvador, Guatemala, Costarica, Honduras, Nicaragua, Panama.
I Salesiani, nel 1897, accettarono dal governo una scuola di agricoltura nella città di Panama. Mentre ne organizzarono l’insegnamento, aprivano l’oratorio. Gradualmente si diffusero nei vari paesi del Centro America. Nel 1906 in Honduras, nel 1907 in Costa Rica e Panama. Le residenze missionarie sono affiancate da oratori, parrocchie e scuole professionali. Notevole impulso, tra gli altri, venne dato da don Fiorenzo Sánchez (spagnolo), don Pietro Tantardini, Mons. Turcios Yi Barahona José (honduregno), don Giuseppe Misieri. Uomini di Chiesa attenti al lavoro pastorale sono i cardinali salesiani di Nicaragua, Obando y Bravo, e di Honduras, Rodriguez Maradiaga. Tra le Figlie di Maria Ausiliatrice suscitò simpatia e stima l’originale intuizione missionaria di Sr Maria Romero Meneses nel dare vita a numerosi oratori e opere sociali in Costa Rica. Autentica “donna di Vangelo”, dalla “fede semplice” e dal “miracolo facile”, alla sua morte venne introdotta la causa di beatificazione. Nell’aprile 2002 è stata proclamata beata dal Papa. In questa Ispettoria, che ha la sua sede in Guatemala, sono una trentina le Opere salesiane: testimoniano un intenso lavoro di promozione umana e di vangelo tra la gente e i giovani poveri.
Comprende la Repubblica Dominicana, Cuba e Porto Rico.
La presenza salesiana inizia nel 1897. A Curaçao, nelle Antille Olandesi, diedero vita ad una Casa per orfani. Del 1917 l’attività a Camaguey, in Cuba. I vari servizi pastorali, rivolti soprattutto alle fasce più povere, giovanili e popolari, accanto all’attività parrocchiale promuovono soprattutto la formazione professionale e la scuola. Nonostante le notevoli difficoltà, dovute soprattutto alla povertà materiale e culturale della popolazione, ai disagi sociali e politici, l’opera dei figli di don Bosco ha avuto impulso straordinario. Tanti i Salesiani che hanno speso energie e vita a fianco della gioventù di queste nazioni, in particolare Mons. Riccardo Pittini, responsabile dell’opera salesiana prima e poi arcivescovo di Santo Domingo. Tra gli altri spicca anche la santità e generosità di don Jozséf Vandor, di cui è stata introdotta la causa di beatificazione. Il Centro ispettoriale di Santo Domingo si avvale delle risorse di oltre 180 Salesiani e di numerosi volontari nel coordinare l’attività di una trentina di case sparse nei paesi del grande arcipelago.
Don Rua mandò i primi salesiani ad assumere la direzione di un asilo aperto dai cooperatori nella stessa capitale di Città del Messico. Qualche anno dopo venne aperto un Collegio per studenti e artigiani. Dopo le vicende della guerra civile e della persecuzione contro i cattolici, negli anni venti, l’opera salesiana fiorì in modo prodigioso raggiungendo tutto il paese. Un lavoro missionario straordinario venne portato avanti soprattutto tra la popolazione dei Mixes.
Attualmente due Ispettorie, con sede a Città del Messico e a Guadalajara, attraverso una sessantina di Case testimoniano la formidabile presenza educativa di oltre 350 Salesiani in Messico. L’attività pastorale e missionaria è quella tipica del progetto di don Bosco: l’oratorio e la scuola sono i luoghi educativi sempre efficaci.
Figure di missionari che hanno operato in Messico sono: don Angelo Piccono, don Pietro Savani, don Antonio Ragazzini, Mons. Guglielmo Piani.
Una frontiera interessante viene aperta a metà degli anni Ottanta a Tijuana, città al confine con la California, letteralmente invasa da una popolazione desiderosa di varcare la frontiera e raggiungere gli USA. Oratori e Centri di formazione professionale sono la risposta concreta dei Salesiani alle attese dei giovani.
Festa grande per la Famiglia Salesiana messicana, nel 2002, con l’elezione di don Pascual Chávez Villanueva come IX Successore di Don Bosco.
L’opera salesiana ha inizio nel 1935, a Port-Au-Prince. Nonostante notevoli difficoltà sociali, politiche ed economiche, il lavoro pastorale si sviluppa a favore della gioventù haitiana e della popolazione. In questa grande isola nel 2002 erano attivate 9 opere salesiane. Una sessantina circa i figli di Don Bosco che portano avanti un servizio di promozione umana e di evangelizzazione straordinario, coadiuvati da cooperatori, FMA ed exallievi. Dal 1992 l’organizzazione di questa realtà è costituita in Visitatoria, con sede a Port-au-Prince.
Per richiesta dell’Arcivescovo, i Salesiani giunsero a San Francisco e presero possesso della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo. Ad Oakland vennero incaricati di animare la parrocchia per immigrati portoghesi.
Nel 1898, a New York, ebbero la cura della parrocchia di Santa Brigida e nel 1902 quella della Trasfigurazione. Qui, tra gli immigrati, i figli di Don Bosco riuscirono ad organizzare corsi serali di Inglese, a pubblicare il settimanale “L’Italiano in America” e a creare un Segretariato del popolo con lo scopo di cercare lavoro ai nuovi arrivati.
A Troy venne aperto il primo noviziato nel 1902. Comincia ad essere più consistente e coordinato il lavoro pastorale nel grande continente americano. Instancabile, accanto ad altri salesiani, l’attività di don Felice Penna, don Raffaele Piperni, don Ernesto Coppo, don Federico Barni, gli irlandesi don Patrizio O’Grady e don Patrizio Diamond.
Oggi sono una quarantina le presenze salesiane negli Stati Uniti, con due centri ispettoriali, a New York e a San Francisco, e circa 300 SDB. Oratorio, scuola e attività parrocchiale, associazioni, assistenza agli immigrati caratterizza l’azione pastorale salesiana in questo enorme paese.
La prima opera salesiana in questo immenso territorio inizia a Montreal nel 1959. Accanto ad un lavoro di sostegno e di animazione tra gli immigrati di varie nazionalità sia asiatiche che europee (ad Edmonton, Vancouver, Toronto) vengono gradualmente avviate attività educative per i giovani, in particolare Oratori-Centro Giovanili e Scuole.
Oggi sono una decina le opere della Visitatoria dei figli di Don Bosco in Canada. Poco più di una trentina i confratelli, coadiuvati da altre realtà della Famiglia Salesiana. La sede è a Sherbrooke.
23 maggio 2010
Ringraziamo il Signore perché il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano ha solennemente dichiarato Basilica il Tempio di Don Bosco al Colle
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