All’entrata del Museo: Forno di Giuseppe
Costruito per la panificazione, necessario soprattutto per la venuta dei molti ragazzi di Don Bosco. Trasportato nel 1986 dal cortiletto interno. Calotta sferica perfetta, a mattoni appoggiati senza calce e pavimento in blocchi di cemento, con portello in pietra.
A. Benvenuti amici di Don Bosco
In foto: volti di lavoratori dei campi, massaie, casalinghe, fanciulli e fiori. Rudi e forti con vestiti ruvidi e ricuciti nascondono cuori aperti e sorrisi semplici.
B. Oggetti per camera da letto
In disegno: scene di momenti della vita di Giovannino ai Becchi.
Oggetti: calzature (sòch – patin – pantofle – ciabòt), scaldaletto (fra – préive), specchiere (specc), catino e brocca per lavarsi, quadri devozionali (ij sani protetor – l’àngel), vaso da notte (tupin), attaccapanni (pòrtamantel).
C. Presso il camino della cucina
In foto: coltivazione del granoturco (melia). Raccolta e span-nocchiatura e confezione della polenta, cibo dei poveri.
Oggetti: stufa (stùva ed ghisa), scaldino (s-cionferta), treppiedi (trepé), alare (brande), tostacaffè (brusacafè), asse per la polenta (ass d’la polenta), tagliapane (tajapan), catena del camino (caden-a del fornel), fattorino da paiolo (sta-farda), macchina per la pasta (machina d’la pasta).
D. Pentolame e stoviglie
Oggetti: pentole (bronse) in terracotta (tupin-e) di rame (ramin-e), paiolo (paireul), saliera (bussola dia sai), schiac-ciasale (morte), arbanelle (amburnìe), matterello (pressia), grattugia (gratusa), mestolo (cassul), cucchiaio (cuciar), forchetta (forciolin-a), piatti (piat), scodelle (scudele ’d bosch), mezzelune (ciapulao), ferro da stiro (fer da stiré), lavorazione latte (fassele), zangola per burro (burera).
E. Lavorazione del terreno
In foto: grano: semina, nascita, maturazione, spighe.
Oggetti: aratri di vario tipo (arsao, slòira), erpici vari (erpi, babi snoda), zappa (sapa), picconi, vanghe, rastrelli (rastej), tridenti (treni).
F. Coltura del grano
In foto: raccolta a mano col falcetto, trebbiatura a mano e col rullo, pulitura con il crivello.
Oggetti: per mietere: falce (faossìa), falcetta (mèssòira), cavigliatore (cavija), rastrelli (rastej ed bòsch). Per trebbiare e pulire: rullo da grano (robat), tridenti (trent), vaglio (vai), crivello (crìvel), setacci (siass). Per misurare: emina (min-a), coppo e mezzo coppo (cop e mes cop).
G. Fienagione e aggiogamento animali per il lavoro
In foto: la stalla.
Oggetti: tagliafieno e tagliapaglia (tajafen e tajapaja), portantina fieno o letame (sivera), carriola (caretta), trappola per topi (ratòira). Giogo per buoi (giov), mezzo giogo per una mucca (gio-vét), museruole (musej), laccio giogaie (gióncole).
H. Pesi, Lavorazione canapa e legno
Oggetti: stadera (péis a caden-è), bilancia (balansa), pesa-trice (péisa), pettine per canapa (brus-cia), arcolaio (vin-do), conocchia (roca), fuso (fus). Pialla (rabòt), scure (sul), accette varie (faossét, poarin), segone per alberi (strompao), seghe da falegname (ressie da minusié).
I. Finimenti cavalli e asini
In foto: carri agrìcoli (chér) e barrocci (baròsse) con equini e bovini (cavaj, aso, beu e vache). Carrozze e diligenza.
Oggetti: sella (sela), basto (bast), cavezza (cavèssa), morso (mòrs), museruola di cuoio (musei da cavai), frusta (foét), tiranti (tirant).
L. Illuminazione a petrolio, olio, e acetilene
Oggetti: attrezzature meccaniche: mola (mòla), chiodi (ciò, bròche), morsa (mòrsa), trapano a mano (trapàn).
M. Mondatura e bucato sull’aia
In disegno: l’aia: il bucato, il fuoco, il laghetto, i fienili.
Oggetti: sgranatrice granoturco (sgrun.atrjss), mulino a ma-no (mulinet), trebbiatrice per grano (machina da baie), ventilabri (galòsse), pala di legno (pala), girello per bambini (testarin), giocattoli (carétta, chér). Mastelli per lavare (sèbber e sébbron), asse (ass), pentola in rame (bronson), corda per stendere la biancheria (li-gnòla).
N. Coltivazione vite e strumenti di cantina
Infoio: scene di coltivazione della vite: potatura, irrorazione con zolfo e verderame.
Oggetti: macchine per zolfo e verderame (machine da sorfo, da vèrdaram), soffietti (sofiet), zucca uso mestolo (cassul da verdaram). Mastelli (sèbber), brenta da 50 litri (brinda), barilotto (bar-let), bigoncia (arbi), premiuva (piston).
O. Imbottigliamento vino e ceste
Dopo i tre scalini (A destra)
Oggetti: macchine tappatrici di vario tipo. Ceste da mercato, spesa, uova, campagna e frutta.
P. La cantina del fratello Giuseppe
(A sinistra) Le murature sono autentiche e videro molte volte don Bosco. L’arredamento è postumo.
Oggetti: torchio (tòrce), botti (botaj), grandi botti (carere), tino da pigiature (tin-a), bigoncia (arbi), damigiane (damigian-e), bottiglie (bote e botion), boccale (doja).
Q. Dietro casa, api, polli e portali e pozzo
Oggetti: alveari in legno e paglia (buss ed j’avije), cesta per pulcini (grumét), polli (polastr). Porta di casa (pòrta ’d cà), portone di stalla (porton ed la stala).
LA SCALA, con la porta di uscita dalla cantina, sono ristrutturate.
A cima scala: atrio con plastico della frazione Becchi nel 1918. Varie foto della zona nel 1988.
A DESTRA: saia di cultura contadina. Sedie per 40 persone. Consultazione libri sulla campagna piemontese.
Video con cassette: agricoltura nei secoli. Foto e diapositive agricole di Teresio Chiesa.
R. In casa del fratello Giuseppe
Fu costruita a più riprese, inaugurata nel 1848, restaurata, eliminando gli abbaini, nel 1929. Stanza-salotto da pranzo per le feste, adattata a camera da letto. Caminetto-focolare (feu).
Oggetti: letto a due piazze (let dopi), culla in legno (cun-a), cassapanca per abiti belli (còfo), arcolaio per matasse (vin-do), arcolaio per filare (roét). La scaletta ripida immetteva alla camera di Giuseppe, al solaio di fronte, ove andavano a dormire i ragazzi, al corridoio-ufficio e camera di Don Bosco.
S. Cucina di casa Giuseppe
Camino autentico con attrezzatura completa e sottoscala per lavapiatti e deposito al fresco.
Oggetti: tavola da pranzo (taola da disné), sedie (cadre-ghe), madia per impastare pane e pasta (erca), piattaia (pia-tera), scolapiatti (colapiat). Ornamenti e quadretti vari.
T. Stalla
La struttura muraria è rifatta secondo il disegno ricavato dalle foto «stalla e fienile di Giuseppe».
Oggetti: mangiatoia (grupia), rastrelliera (rasile), sgabellino per mungere (scagn per monze), balle di paglia (balòt), museruole (musej), pignatte (tupin-e), giogo (giov), panca (banca), fenarolo (trapa).
Al piano superiore: non museo ma esposizione, riservata, dei mobili appartenuti alla famiglia Bosco (1815-1915)
U. Dal fondo: ufficio e stanza di Don Bosco
Letto, comodino, sofà, quadro dell’Addolorata, portato dalla cascina Moglia. Corridoio uso ufficio che Don Bosco utilizzava per ricevere persone, con cattedra e libri, sofà.
V. Stanzone con mobili della famiglia
(era stanza da letto della famiglia Giuseppe)
Tavola da pranzo raddoppiabile, costruita da Giovanni apprendista falegname a Castelnuovo nelle vacanze 1836-37. Madia (erca) appartenuta a Mamma Margherita utilizzata nella cucina della casetta per impastare e come tavolo da pranzo. Cassapanca (còfo) appartenuto a Mamma Margherita per deposito abito da sposa e da festa e preziosi. Confessionale e inginocchiatoio usati da Don Bosco nella Cappella del Rosario. Seggiolone e pala dell'altare della Cappella.
NEL’ATRIO ALL’USCITA (dipinto): la frazione Becchi nel 1914, prima dell’arrivo dei salesiani. Quadro del beato Filippo Rìnaldì, fatto eseguire dal successore don Ricaldone, e sedia utilizzata per molti anni dal Beato, in camera propria a Valdocco. Don Rinaldi acquistò gradualmente, dai parenti di don Bosco e vicini, case e terreni del centro storico e la cascina Biglione - Damevino, ove era nato don Bosco, e i terreni circostanti. Tutta la località è chiamata oggi «COLLE DON BOSCO».
23 maggio 2010
Ringraziamo il Signore perché il Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato Vaticano ha solennemente dichiarato Basilica il Tempio di Don Bosco al Colle
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